Protti, re del derby
Igor Protti, la bandiera. Inutile presentarlo, Igor. I numeri della leggenda parlano da soli, e dicono duecentosettantotto presenze con la maglia amaranto e centoventitre gol. Uno fondamentale, segnato a Treviso, ma questa è un’altra storia. Quattro invece sono quelli che ha infilato al Pisa. Lui infatti, di derby contro i cuginetti nerazzurri ne ha giocati sei, vincendone cinque. Igor, meglio di te chi può raccontare come si prepara un derby? “Be’ sì, io ne ho giocato qualcuno (ride) e un po’di esperienza posso dire di averla. Quella del derby è sempre una settimana particolare”. Cioè? “Se si entra in campo senza essere consapevoli dell’importanza di una partita come questa, si rischia di fare brutte figure. E qui il ruolo di un allenatore diventa fondamentale: è lui che deve riuscire a capire se i suoi giocatori hanno bisogno di essere caricati, o viceversa scaricati”. Ma senza pubblico non è la stessa cosa… “Rispetto a quando giocavo io è cambiato molto. Perché una partita come questa, aperta solo agli abbonati perde gran parte del suo fascino. Con la giusta cornice di pubblico, anche se la partita a causa della troppa tensione non è un granché, lo spettacolo è comunque garantito”. I tuoi Livorno – Pisa sono andati bene, tranne uno. “Ho giocato sei derby. Tutti vinti tranne uno, quello che per me è durato un quarto d’ora. Entrai in campo molto nervoso. Eravamo partiti con grandi aspettative che restarono deluse. E lì, dopo l’espul – sione ho avuto una reazione smisurata, fuori controllo che fece però nascere un nuovo giocatore. Se volevo fare qualcosa di buono dovevo entrare in campo con maggiore serenità. Dovevo trasformare la mia voglia di dare in un altro modo e difatti poi i risultati si sono visti”. Il derby più bello? “Il primo che ho giocato. Vincemmo 2-1 a Pisa. Io segnai su calcio di rigore, mentre il secondo lo segnò Carruezzo. E’ stata una grandissima soddisfazione. Anche l’anno del 3-1 sempre all’Arena, non è stato male. Era diventata quasi un’abitudine vincere. Giocare il derby con la maglia della squadra di cui sei tifoso è il massimo”. Come ti sembra la squadra di Acori? “Il Livorno ha fatto progressi incredibili rispetto ad inizio stagione. La grande capacità dell’allenatore, che ha lavorato molto sia da un punto di vista tattico che con il gruppo, ha consentito di fare un grande salto di qualità. Il gruppo forte si vede anche da come i ragazzi esultano tutti insieme per i gol. E’ una squadra che gioca bene e non dipende dai solisti”. Livorno primo in classifica, Pisa che stenta. “Non mi cullerei su queste cose. Anche nei grandi derby di serie A, chi si presenta con una classifica inferiore riesce a fare la partita della vita. Spero che il Livorno affronti il match con il massimo dell’impe – gno e della determinazione. Avere due risultati su tre a disposizione non è poi un gran vantaggio. Vincere vorrebbe dire volare in classifica e ottenere una spinta morale importante. Il pareggio cambierebbe poco o niente in classifica, così come una sconfitta che però potrebbe portare invece un brutto contraccolpo psicologico”.


