Uno dei motivi per cui i tifosi del Livorno avrebbero preferito una promozione diretta in serie A, riguarda la cattiva nomea che i play off hanno nella storia del calcio labronico. Sembra una cosa da poco, un puro fatto scaramantico, ma i fatti parlano chiaro:per ben cinque volte i toscani sono dovuti ricorrere agli spareggi e soltanto una volta ne sono usciti vittoriosi. Si parla della serie C (sia C2 che C1) dalla metà degli anni Novanta, epoca in cui lo sport più popolare cominciava la sua lenta, ma inesorabile rinascita, agli inizi del Duemila in pieno periodo Spinelli.
Il primo spareggio di semifinale risale al campionato 1994/95 e l’avversario è il Castel di Sangro di Osvaldo Jaconi, futuro allenatore degli amaranto e che l’anno successivo avrebbe condotto gli abruzzesi ad una storica promozione in serie B. La categoria è la C2 e il Livorno accede alla doppia sfida dopo un torneo turbolento che lo aveva sempre visto attorno alla metà classifica, ma caratterizzato da un finale scoppiettante con sedici punti nelle ultime sei gare. Al “Picchi” c’è il tutto esaurito ed i padroni di casa arrivano a condurre per 4-1, quando nel finale un certo Mitri s’inventa un colpo di testa che rimette tutto in discussione in vista della gara di ritorno. Da notare che in quel Livorno militavano giocatori quali Boccafogli, Civeriati, Scalzo e la punta altoatesina Schwoch. Il match in terra abruzzese è un incubo: 2-0 secco con goal decisivo di Davide Cei, futuro secondo di Jaconi proprio in amaranto, ma soprattutto pisano. Insomma, al danno la beffa… A fine partita i giocatori ospiti vanno a regalare le maglie ai loro tifosi presenti, i quali in segno di protesta le ritirano in campo.
Campionato successivo. Il Treviso di Pillon, Pasa e Pradella dopo un lungo tira e molla ha la meglio nella stagione regolare. Stavolta lo scontro diretto in semifinale è contro la Triestina. Turno passato molto più agevolmente di quanto non dicano i punteggi: 2-3 al “Rocco” e 1-1 in casa. Finale contro la sorprendente Fermana dove militano Soviero ed il cugino di Igor Protti. Partita unica a Ferrara con diecimila livornesi e qualche centinaio di marchigiani; in campo gli amaranto allenati da Papadopulo dominano in lungo ed in largo, ma sciupano tutto quando è il momento di buttarla dentro, in più non viene sfruttato a dovere l’uomo in più, anzi, arriva perfino la parità numerica. Si va ai rigori, dove Soviero fa il fenomeno ed i suoi compagni diventano cecchini infallibili: 4-1 per la Fermana è il risultato conclusivo. Delusione numero due. Da aggiungere che la Fermana, al pari del Castel di Sangro, vincerà nel ‘97 il campionato di C1 approdando per una stagione in serie B.
1996/97: stavolta è la Ternana allenata da Del Neri a rompere le uova nel paniere ai toscani ed all’ultima giornata festeggia la promozione al piano superiore. Ancora play off, altro giro altra corsa. Stavolta però il Livorno è consapevole delle proprie forze ed in sul boccone fa fuori la sorpresa Giorgione con due vittorie secche (2-1 in Veneto e 3-0 a domicilio). Lo scontro finale è al “Giglio” di Reggio Emilia contro la Maceratese, unica squadra a violare il “Picchi” nel corso del torneo e dove tira gli ultimi calci al pallone Stefano Colantuono. Non c’è storia: altro 3-0 labronico firmato Vincioni, Bonaldi, Cordone. E’ di nuovo C1 dopo otto anni.
L’anno seguente è tra i più incredibili della recente storia del Livorno. Avvio sprint in campionato: nelle prime nove gare, altrettante vittorie. Il calo fisiologico, la lotta contro il Cesena che passa in testa, due eventi che peseranno come un macigno per il resto della stagione: il presunto tentativo di voler “comprare” la gara in trasferta contro il Montevarchi (mai dimostrata) che porterà ad una penalizzazione di 4 punti e l’aggressione subìta a Siena dalla squadra con l’attribuzione della vittoria a tavolino poi tolta a fine torneo che causa il declassamento dal secondo al terzo posto. Si arriva alla semifinale contro l’Alzano Virescit che ha Foscarini in panchina e Armando Madonna leader in campo. Zero a zero a Bergamo e rocambolesco 3-2 in casa. E’ un Livorno che si permette di avere tra le sue fila De Vincenzo e Desideri. La finale si disputa a Perugia e l’avversario è la Cremonese di Giampiero Marini e dove milita un giovane Godeas. I ventimila tifosi amaranto se ne tornano a casa con le pive nel sacco: il netto dominio dei loro beniamini si scontra con un arbitraggio a dir poco in felice ed i grigiorossi passano alla fine del secondo tempo supplementare con una punizione da 30 metri. Delusione cocente e che è concausa di due campionati anonimi.
Il 2000/01 è l’anno dell’arrivo in panchina di Jaconi e inizia a formarsi quel gruppo vincente che sarebbe durato fino al primo anno di serie A: Protti, Vanigli, Cannarsa, Doga, Fanucci, Grauso già ci sono. Il Modena nel corso delle 34 gare è più costante fuori casa e va diretto in B, mentre i toscani giungono terzi dietro al Como. Si affronta in un derby cromatico l’Arezzo guidato da Cabrini e che vede in campo Adrian Ricchiuti e Bonetto. Nella stagione regolare tra le due si erano avute partite al cardiopalma, ma ora le cose sono assai diverse: doppio successo del Livorno per 1-3 e 2-0. Doppia finale contro il Como di Brunner, Brevi, Femiano, Ferrigno. Il portiere a Livorno fa i miracoli ed obbliga i padroni di casa allo 0-0. In riva al Lario non si compie il miracolo: passano in B gli azzurri con un’autorete alla fine dei supplementari, dopo che gli uomini di Jaconi avevano attaccato per tutto l’incontro e rimanendo in nove. E’ l’ultima apparizione agli spareggi per il Livorno.
Ricapitolando: cinque play off, con quattro finali (ben tre perse) ed una semifinale. I tifosi tutti questi torti non li avevano proprio…