Unica nota lieta: Diamanti
Il Livorno non ha più nulla da chiedere: la sue fortune, o opportunità, chiamatele come credete, l’ha dilapidate tutte, una ad una, con cinico pressappochismo, con incommentabile leggerezza, mandando in fumo tutte le occasioni che il calendario e le circostanze gli hanno offerto su più piatti argentei. L’Empoli, seppur in modo disperato, può ancora tutto. Inizia così, Empoli-Livorno, l’epilogo della stagione, anche se i labronici, la fine, l’hanno già consumata otto giorni fa, perdendo al “Picchi” con il Torino e prenotando, con 90′ di anticipo, uno dei tre scomodissimi posti per la serie B dell’anno che verrà. E nonostante mister Orsi, alla vigilia, abbia assicurato tutto e tutti che i suoi, la pelle, l’avrebbero venduta cara, i padroni di casa non sembrano prenderlo molto sul serio, premendo indiscriminatamente il piede sull’acceleratore, senza preoccuparsi delle loro eventuali ripartenze e sfiorando il gol già al primo giro di lancette, con De Lucia bravo a neutralizzare la conclusione di Saudati. Anche al 7′, il sostituto di Marco Amelia, con la testa già agli Europei, quest’ultimo, neutralizza una conclusione a rete di Buscé, goffo a non trasformare in rete un assist sin troppo invitante. Ma l’occasione per riprendersi e soprattutto iniziare a sognare, Buscé la sfrutta con precisione al 10′, tratto terminale di un’azione di rimessa esemplare, degna di una formazione non certo alle prese con lo spettro della serie B e subito da una squadra, soprattutto guardando dove sia De Lucia, che non sembrerebbe voler vendere così cara la propria pelle. Da Catania, intanto, la radio dice che Vucinic abbia portato in vantaggio la Roma, gol questo che, oltre che consegnare, stando così le cose, lo scudetto ai giallorossi, consente a quelli del “Castellani”, in virtù della sconfitta degli etnei, di restare ancora qui, nella massima serie. I tifosi di casa esultano; la sparuta rappresentanza ospite invece riavvolge gli striscioni e decide di abbandonare lo stadio, evitando in questo modo di subire lo smacco dell’ennesima sconfitta. Una volta lasciato l’anfiteatro però, i tifosi amaranto vengono raggiunti dalla notizia che Bogdani, da fuori area, abbia tentato, con poca fortuna, la via della rete, notizia questa che spinge i supporters labronici a tornare sui loro passi e ripopolare la curva riservata agli ospiti. Dopo mezz’ora di gioco proviamo a leggere lo schema del Livorno, che Orsi dipinge in modo anomalo, con una coppia di attaccanti, Bogdani e Rossini, supportata da un play che si chiama Bergvold, anziché, come era facile presupporre e augurarsi, Diamanti, rimasto in panchina. Dove non ci sono Galante né Balleri, che mister Orsi, non sappiamo se con fare punitivo, non ha nemmeno convocato, doppia rinuncia questa che, aggiunta alla morìa degli squalificati, impone a Giannicchedda il presidio della parte bassa del centrocampo, spacciandosi spesso per ultimo baluardo. Davanti poi, la scelta di non schierare nemmeno Tavano, capocannoniere dei portuali con 10 centri, al quale Orsi preferisce Rossini, lascerebbe pensare, con due lunghi e robusti, l’opzione aerea, che il Livorno invece decide di non contemplare praticamente mai. Certo, anche Cagni, quanto a bizzarrìa, non si fa mancare nulla, visto che dall’inizio, spedendolo in panchina, rinuncia a Giovinco, il più piccolo della serie A, ma anche uno dei più promettenti, tanto che la Juventus, che ne possiede il cartellino ha già fatto sapere che, prestissimo, se lo riprenderà. La ripresa parte in sordina, ma dopo 1 minuto, Saudati, dal dischetto, per rigore concesso per fallo di mano di Melara, non sfrutta la possibilità di chiudere il match, mandando il cuoio sul palo di destra, con De Lucia che si limita a controllare che la sfera non rotoli poi in porta. Cagni si infuria, la tranquillità non c’è ancora, ma Saudati decide di farsi perdonare immediatamente, siglando un gol d’autore, con stop di destro e esterno sinistro a catapultare la sfera nell’angolo più lontano. A poco meno di mezz’ora dalla fine, l’Empoli smette di giocare, aspettando solo le notizie dagli altri campi; interessanti se si tratta del gol di Ibrahimovic a Parma, che riconsegna sì lo scudetto all’Inter, ma inguaia gli emiliani, che in questo modo accompagnerebbero Livorno e Catania in cadetteria. Dagli altri campi continuano ad arrivare notizie, quelle che cambiano la geografia dell’Europa. Ma il raddoppio di Ibra, a Parma, mette in apprensione il “Castellani”, perché se la Roma dovesse arrendersi all’idea del secondo posto, il Catania potrebbe trovare l’ultimo briciolo di adrenalina, quello che consentirebbe a mister Zenga di trovare un gol, quello del pareggio, quello della salvezza. Ad Empoli non succede nulla. Tutti aspettano la fine, men che lui, Diamanti, che da fuori area spara a rete, segnando il gol della bandiera e delle sue chance contrattuali. Ma a 7′ dal termine, da Catania, arriva la tanto temuta notizia, quella che inabissa in l’Empoli: Martinez pareggia. Il “Castellani” zittisce. Il “Picchi” lo ha fatto ormai da tempo.



